Sovvenzioni
Biodiversità
Custodi della Foresta di Sant'Antonio
€ 13.200 assegnati
Stato: chiuso
Durata del progetto: 06/2025 – 12/2025
Beneficiario Gruppo perché no?
Luogo: Foresta di Sant’Antonio (FI)
La sfida
Per secoli, le antiche foreste della Foresta di Sant'Antonio hanno mantenuto il loro equilibrio ecologico attraverso cicli naturali e strutture tradizionali di microhabitat. Tuttavia, intensi interventi umani passati, pressioni climatiche moderne e degrado ambientale hanno innescato una progressiva perdita di biodiversità all'interno di questo ecosistema terrestre critico, rischiando un grave impoverimento delle sue componenti biotiche e abiotiche. In particolare, gli sforzi storici di riforestazione negli anni '60 e '70 hanno introdotto specie arboree non autoctone (Abete di DouglasL'accumulo di alberi non autoctoni caduti, sedimenti e detriti trasportati a valle dalle strade a monte ha compromesso completamente le zone umide naturali della zona, causando la rapida infiltrazione della scarsa acqua superficiale nel substrato alterato anziché sostenere la fauna selvatica locale.
La soluzione
Questo progetto implementa un'innovativa Soluzione Basata sulla Natura guidando il ripristino ecologico completo di un habitat critico di zone umide situato vicino a una sorgente naturale e a un ruscello all'interno della Foresta di Sant’Antonio. Attraverso un intervento sul campo interamente manuale e a basso impatto – evitando completamente macchinari inquinanti come trattori o motoseghe per proteggere la quiete del bosco – il beneficiario e i suoi partner rivitalizzano attivamente i microecosistemi della foresta. Fondamentalmente, il progetto integra un massiccio coinvolgimento della comunità locale, tecniche tradizionali di eco-recinzione e impermeabilizzazione naturale all'avanguardia con argilla. Questo quadro dimostra che la protezione forestale a lungo termine, la ricerca scientifica sulle specie minacciate della Lista Rossa IUCN e la resilienza attiva della comunità possono andare di pari passo.
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Obiettivi e Risultati del Progetto
- Ripristino dell'area umida: Scavo e rimozione manuale di materiale accumulato nel tempo (terra e sassi) per creare un'area di circa 40 mq con punti di profondità che raggiungono circa 90 cm e porzioni che arrivano a poco più di 5 cm.
- Creazione di uno stagno per il Pelobate fosco: Realizzazione di una “piscina” più piccola di circa 2x1 metri, vicina alla maggiore area umida, situata in un posto soleggiato e con una profondità variabile da 0 a 10 cm.
- Impermeabilizzazione naturale: Realizzazione del fondo e delle sponde tramite la distribuzione di argilla naturale senza l'ausilio di bentonite o teli plastici. .
- Protezione dell'area: Costruzione di una staccionata con legname raccolto dal terreno e disposto secondo tecniche antiche per impedire l'ingresso a specie come i cinghiali, e sistemazione del sentiero per la visita dell'area.
- Monitoraggio e Censimento: Censimento dell'erpetofauna e della flora mediante tecniche di rilevamento non invasive ed estremamente efficaci.
- Modifiche ai regolamenti: Avvio della regolamentazione della Rete Natura 2000 Sant'Antonio e delle modalità di utilizzo dell'area
- Valorizzazione e Conferenza: Campagne informative nelle scuole, enti, iniziative pubbliche, social media, TV, radio e stampa, e l’organizzazione della Conferenza di Ritorno che si terrà il 5 febbraio presso l’Auditorium di Firenze
Aggiornamenti del progetto
- Completamento lavori manuali: I lavori di scavo terminarono a metà novembre, la stabilizzazione del fondo argilloso avvenne a dicembre, e la sistemazione finale del fondo con l'immissione dell'acqua dalla vicina sorgente e la posa di terra, pietre, rami e foglie fu completata a gennaio. Durante i lavori gli esseri viventi presenti (lombrichi, rane, macroinvertebrati, felci, edera ecc.) vennero ogni volta ricollocati in aree limitrofe idonee.
- Risultati del monitoraggio biologico: Il monitoraggio ha accertato la presenza di specie quali Rospo comune, Rana agile, Rana italica, Salamandra pezzata (Salamandra pezzata) e ha prodotto dati senza precedenti per il Bosco di Sant’Antonio riguardo la presenza di specie minacciate mai censite prima: Speleomantes italicus, Tritone crestato, e il rarissimo Bombina pachypus (Rospo appenninico). Prime osservazioni mostrano che l'area umida sta già richiamando specie animali come il Picchio nero, il Picchio verde, la ghiandaia, la poiana, il tordo bottaccio e il pettirosso.
- Dati sul coinvolgimento sociale: La chiamata al volontariato per i lavori ha ricevuto una risposta da 50 persone (provenienti anche da lontano come Roma e Pavia), oltre a 63 adolescenti che si sono alternati nei lavori durante il periodo estivo e i fine settimana autunnali. La diffusione mediatica attraverso i social network ha raggiunto circa 150 mila persone.
- Reti istituzionali e Conferenza: Si sta elaborando una convenzione con il Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Firenze, e si è assicurato il coinvolgimento attivo dell'Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve, dei comuni di Pelago e Montemignaio, dei Carabinieri Forestali del Nucleo di Vallombrosa, e del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il progetto per la conferenza del 5 febbraio è stato diffuso a 25.000 indirizzi del CESVOT e ha visto il coinvolgimento di numerosi Istituti Scolastici Superiori in tutta la Toscana.
Impatto a lungo termine
Integrando una rigorosa conservazione sul campo con la gestione comunitaria locale, questo progetto stabilisce un modello completamente replicabile e a basso costo per la gestione forestale e delle zone umide a livello regionale in tutta Italia, in linea con l'eredità della Convenzione di Ramsar. Il progetto stimola inoltre gli enti locali, in primis il Comune di Reggello, ad avviare la procedura per rendere l'area di Sant'Antonio Parco Naturale Regionale e, in futuro, Nazionale. La stabilizzazione attiva dell'habitat umido reintroduce l'umidità permanente nei boschi, fornendo una fonte d'acqua affidabile per avifauna e piccoli mammiferi. Inoltre, apre strade senza precedenti alla comunità scientifica per studiare i tempi di colonizzazione ecologica negli ambienti boschivi montani. In definitiva, il progetto garantisce che il patrimonio naturale di questi boschi lasci un ecosistema vivo, funzionale e completamente protetto a una generazione di giovani ambientalisti impegnati, consapevoli e attivi.